domingo, junio 14

Il figliol prodigo, l’omofobia e il figlio santo risentito


Nel frattempo il figlio maggiore era nel campo. Al suo ritorno, giunto vicino alla casa, udì la musica e i balli. Chiamò uno dei servitori e gli chiese cosa stesse succedendo, e il servo gli disse: “Tuo fratello è tornato, e tuo padre ha ordinato di uccidere il vitello grasso, perchè è arrivato sano e salvo”. Questa notizia irritò talmente il fratello maggiore, che non voleva entrare in casa, cosicchè suo padre dovette uscire a pregarlo. Egli rispose al padre: “Tu sai per quanti anni ti ho servito, senza disobbedirti in niente, e non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Invece adesso arriva questo tuo figlio, che ha sperperato il tuo denaro con le prostitute, e per lui fai uccidere il vitello grasso“. [1]
Secondo il “Rapporto sull’evoluzione dei delitti di odio in Spagna [2]”, lo scorso anno 452 omosessuali sono stati vittima di un delitto di odio. Lo studio “Omofobia nelle aule. Stiamo educando alla diversità affettivo-sessuale? [3]” svoltosi nello stesso anno anche a livello di tutta la Spagna, riporta che circa uno su dieci alunni che hanno fatto coming out ha sofferto qualche aggressione da parte dei suoi compagni, e che la metà degli adolescenti LGBT si sentono rifiutati dalla famiglia. Due anni prima, nel 2011, l’Università di Malaga aveva presentato lo studio “Transessualità in Spagna: analisi della realtà sociale e fattori psicologici associati [4]” in cui si segnalava che oltre la metà delle persone transessuali hanno avuto conflitti sul lavoro, che molte di esse non hanno avuto appoggio da parte della famiglia, e che il loro tasso di disoccupazione è molto superiore alla media. Per quanto riguarda il numero di persone che sono state vittima di terapie riparative, non ci sono studi effettuati in Spagna, ma ci sono testimonianze che queste terapie continuano ad essere attuate, soprattutto ad opera di psicologi e psichiatri che provengono da ambienti religiosi conservatori [5]. Tutti questi dati si riferiscono ad un paese che, secondo uno studio del Pew Research Center [6], è al primo posto al mondo nell’accettazione dell’omosessualità, e dove solo un 6% della popolazione ritiene che l’omosessualità sia moralmente inaccettabile. Cosicchè non è difficile immaginare quale sia la situazione delle persone LGBT in altri posti.
Se leggiamo la parabola del figliuol prodigo tenendo conto di questa realtà vediamo chiaramente come la società in cui viviamo si sia allontanata dalla casa del padre, dalla casa comune, verso un fittizio mondo eteronormativo. Gli studi realizzati mettono in evidenza che questo mondo eterocentrico genera violenza, negazione e dolore, volendo imporre un’ideologia che concepisce la diversità e la differenza come un pericolo da combattere. In questo mondo non ci sono padri, nè figlie, nè fratelli, nè amiche… chi non è come noi non è dei nostri.
Tuttavia le cose stanno cambiando e molti di noi si sentono fortunati di far parte di una società che ha deciso di mettersi in cammino, verso la casa del fratello e del padre, creando meccanismi che proteggano tutte e tutti dalla violenza eteronormativa e patriarcale. In Catalogna è previsto che il Parlamento approvi una legge contro la LGBTfobia il prossimo mese di ottobre [7]. Una legge che è stata dibattuta e concertata dalla maggioranza dei partiti, che raccoglie anche apporti di molti organismi catalani e che inizia chiarendo la finalità perseguita: “L’obiettivo della legge dei diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali per l’eradicazione dell’omofobia, lesbofobia e transfobia è quello di sviluppare e garantire i diritti delle persone lesbiche e gay, donne e uomini bisessuali e transessuali, ed evitare situazioni di discriminazione e violenza verso questo gruppo”.
Davanti a questo tipo di riconoscimento, quello della necessità di dotarci di qualche legge che consenta di metter fine alla piaga della discriminazione e alla violenza verso le persone LGBT che vivono in Catalogna, ci sentiamo come in una festa nella quale il padre ha tirato fuori il “vitello grasso” per celebrare il ritorno a casa dei nostri fratelli e sorelle. E’ motivo di gioia vedere davanti ai nostri occhi ciò che alcuni anni fa non eravamo neppure capaci di sognare: la possibilità che le persone LGBT vedano rispettati i loro diritti come qualsiasi altro cittadino. Non possiamo abbassare la guardia, è chiaro, e rimane ancora da vedere come queste leggi si comportaranno nella pratica, ma indubbiamente per la maggior parte della popolazione si apre un periodo di speranza. L’invisibilizzazione è sempre stato un modo di umiliare e sottomettere, ma anche di nascondere la discriminazione e l’odio dei violenti. Ma la nostra società non ci invisibilizza più, si è resa conto del peccato che ha commesso allontanandosi dalla casa condivisa del padre. E’ maturata, ed ha compreso che la coesione sociale è in stretto rapporto con il rispetto delle minoranze.
Sappiamo che leggi come questa hanno sollevato le critiche di organizzazioni e associazioni che da anni hanno deciso di vivere da emarginati ed appoggiare i discorsi omofobi che successivamente si concretizzano, come dimostrano gli studi, in modo drammatico. La gerarchia cattolica e l’Alleanza Evangelica Spagnola sono due esempi di coloro che si oppongono all’approvazione di questa legge. Indubbiamente, se non abbiamo una prospettiva storica, si può rimanere colpiti dal fatto che due entità cristiane che parlano di amore, Vangelo, rispetto del prossimo, impegno e umiltà si oppongano a che un gruppo oggettivamente discriminato possa esser protetto dalla legge. Ci si può sorprendere che non vogliano rallegrarsi di qualcosa che è motivo di evidente soddisfazione per le persone che credono nella giustizia.
Ma nella parabola ci viene parlato chiaramente del figlio maggiore, del santo risentito, che non vuole partecipare alla festa organizzata dal padre per il ritorno figlio prodigo. Ci parla di coloro che credendosi migliori dei loro fratelli, e forse possono anche esser stati la causa che ha spinto costoro ad andarsene, si lamentano di non veder rispettato il loro lavoro, la loro opinione, il loro modo di vedere le cose. In fondo è possibile che il santo risentito si sia allontanato dalla casa del padre già prima di suo fratello, magari non fisicamente, ma emozionalmente: da molto tempo suo padre aveva smesso di essere suo padre per trasformarsi in un padrone. Aveva sostituito la legge all’amore e il rigido rispetto della forma lo aiutava a sentirsi buono, migliore degli altri.
La gerarchia cattolica e l’Alleanza Evangelica Spagnola hanno abbandonato la casa del padre da molto tempo. L’omofobia è quasi connaturata alla loro essenza, e a volte sembra impossibile che possano rinunciare ad essa. E adesso si sentono offese, non riescono a comprendere che il discorso omofobo che esse difendono non trovi spazio nella nostra società, non comprendono la festa che si celebra nella casa che dicevano di amare, ma che per la verità volevano soltanto usare per il proprio vantaggio.
In realtà il cristianesimo, la fede in Gesù, li chiama ad entrare, a chiedere perdono, a riconciliarsi e a lavorare per la giustizia, ma essi sono risentiti. Essi erano sempre stati quelli buoni, ma in questo momento viene alla luce la loro vera natura, e cioè che sono soggetti a sbagliare ed egoisti proprio come gli altri. Non vogliono che si impedisca loro di esercitare il loro odio, e nemmeno reagiscono di fronte alla realtà, alle testimonianze di persone che spiegano le conseguenze della loro chiusura, della loro omofobia. Ma ad essi non importa niente degli omosessuali, e infatti non li avvicinano per dialogare con loro, per parlare, come esige il Vangelo. Vogliono solamente difendere la loro falsa realtà, quella che li presentava come figli fedeli, mentre invece si trovavano nella stessa situazione del figlio prodigo.

In questi santi risentiti non c’è nessuna volontà di costruire una società pluralistica che rispetti la diversità, ma vogliono poter continuare a trasmettere un discorso di odio e discriminazione che ha un evidente impatto sulle persone e sulle comunità alle quali questo discorso viene presentato. E questa volontà di segregare, di negare i diritti delle persone LGBT, la vogliono far passare come una libertà di espressione. Ma grazie a Dio viviamo in una società in cui la libertà di espressione termina quando si danneggiano i diritti di altre persone, quando si incita all’odio, si va contro il diritto all’onore, o si lanciano ingiurie. A loro si chiede nè più nè meno ciò che si chiede agli altri gruppi: possono esprimere il loro parere, dare giudizi, ma non possono incitare alla discriminazione; se lo fanno, stanno evidentemente compiendo un delitto.
Il padre chiede al santo risentito di entrare nella sua casa a festeggiare per il ritorno del fratello, forse perchè vuole far festa anche per il suo ritorno. E la parabola ci lascia a questo punto, senza farci sapere se il fratello maggiore entra o se rimane fuori. Un’entrata che può esserci soltanto se è disposto a festeggiare il perdono infinito del padre a due figli che si erano allontanati dalla casa comune, dalla casa di tutti e tutte. E’ impossibile per il figlo maggiore entrare in casa se persiste nella sua colpa, nel suo odio, nella sua arroganza, nel suo risentimento… non importa che sia un figlio, i santi risentiti vivono sempre fuori casa. I santi risentiti non hanno padre nè fratelli, hanno soltanto una visione freddamente conforme alla legge, una visione che lascia fuori l’amore, e che li fa vivere come dei salariati. Ma la voce del padre continua ad invitarli alla festa, ad unirsi alla gioia del figlio che si è reso conto della sua omofobia. La voce del padre li invita adesso ad abbandonare la loro, senza scuse, senza indugi… Solamente se sono capaci di farlo sapranno davvero cosa significa essere il figlio di un padre che ama incondizionatamente e che li perdona.

Carlos Osma

Liberamente tradotte da Dino. (Progetto Gionata)

Testo originale: El santo resentido

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[3] “Investigación Homofobia en las aulas 2013. ¿Educamos en la diversidad afectivo-sexual?”, elaborado por el Grupo de Educación del Colectivo de Lesbianas, Gais, Transexuales y Bisexuales de Madrid (COGAM).
[4] Un estudio refleja la precariedad económica del colectivo de transexuales. Los resultados de la investigación realizada por profesores de la Universidad de Málaga, Uma.es, 13 diciembre 2011

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